Bigoressia: il confine tra passione e ossessione

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Muscle dysmorphia. Bigoressia: il confine tra passione e ossessione

Di Angelo Magliulo aka Aldo La pace

E’ il 1993 quando la bigoressia viene per la prima volta descritta in una pubblicazione scientifica, ed il termine stesso con il quale oggi la si definisce non è ancora stato coniato. Si parla in modo più generico di reverse anorexia (anoressia inversa), e probabilmente questa prima definizione è in grado fin da subito di far comprendere l’oggetto della trattazione. Da li in poi i modi per definirla si sono perfino moltiplicati, parlando di bigoressia o più genericamente di complesso di Adone. Un altro termine frutto della moda dei tempi, fu questo il primo pensiero che aleggiò nella mia mente quando sentì parlare di “bigoressia”. Ebbene dovetti ammettere a me stesso senza mezze misure che mi stavo sbagliando. La scienza ne parla ormai da oltre 20 anni, dal 1993 quando per la prima volta viene individuata e descritta in modo preciso. Da allora gli articoli scientifici e i libri che parlano di questo problema sono divenuti sempre più numerosi.

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Chiunque volesse fare una ricerca su PubMed, la principale banca dati mondiale per gli articoli a carattere scientifico, con il solo termine “reverse anorexia” (uno dei modi per definire la vigoressia) compaiono 282 articoli, sono invece 473 i libri in cui si parla di “vigorexia” e ben 1069 quelli in cui si cita la “bigorexia” (che è uno dei tanti termini usati per descrivere la vigorexia). Questo significa che solo partendo da questi termini, negli ultimi 20 anni ogni settimana si pubblicano nel mondo 2 testi (libri o articoli scientifici) che parlano di vigoressia. Un numero veramente elevato per pensare ad una moda o un allarme estemporaneo. L’articolo che seguirà prende le mossea grandi linee da alcuni spunti interessanti del testo pubblicato dal Dott. Pierluigi De Pascalis “Vigoressia. Quando il fitness diventa ossessione” Etimologicamente il significato del termine è composto dall’inglese big ‘di grandi dimensioni, grosso’ e di oressia ‘senso dell’appetito’ (dal greco óreksis ‘desiderio, appetito’), sul modello di anoressia; Conosciuta come alterata percezione della propria immagine corporea che, congiunta a una cronica insoddisfazione per il proprio aspetto fisico, porta, soprattutto tra i ragazzi e i giovani adulti, a una applicazione maniacale all’esercizio fisico praticato in palestra (body building in particolare) e all’adozione di diete squilibrate con uso massiccio e smodato di steroidi; Soggetti che hanno una percezione distorta del loro corpo, muscolarmente ipertrofici che si percepiscono come flaccidi e poco tonici, tanto da ricercare in modo esasperato un ideale di bellezza e perfezione che inevitabilmente è sempre un po’ più distante del livello raggiunto.

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La bigoressia è stata descritta per la prima volta da Harrison Pope Jr. Egli definisce il bigoressico come una persona che tende a ricercare delle modalità compensatorie al fine di aumentare il proprio tono muscolare. La bigoressia è una vera e propria patologia. Infatti, la persona bigoressica patisce un’insoddisfazione forte e permanente inerente al proprio aspetto fisico, ha una forte paura di restare priva dei propri muscoli e del proprio stato di perfetta forma. La bigoressia è stata anche ribattezzata come ‘Complesso di Adone’, personaggio della mitologia greca rappresentante l’idea della magnificenza mascolina intesa come compiutezza corporea. La dismorfia muscolare in sintesi “termine originario con cui viene indicata la patologia” è una “preoccupazione cronica di non essere sufficientemente muscolati per dirla in breve “l’ossessione di vedersi piccolo” . Gli individui affetti da dismorfia muscolare sviluppano una marcata dipendenza dall’esercizio fisico (protratto per molte ore al giorno), unita ad un’attenzione eccessiva alla loro dieta. La Vigoressia può diventare una vera e propria dipendenza tanto da compromettere le diverse aree di funzionamento dell’individuo come quella fisica, sociale, lavorativa ed economica.

Le caratteristiche salienti della Vigoressia si possono riassumere nei seguenti punti:
• iperinvestimento sul corpo e ricerca della perfezione fisica;
• tempo eccessivo in palestra a “scolpire” i muscoli;
• tendenza a consumare cibi ipocalorici e/o abusare di integratori alimentari e farmaci;
• eccessiva focalizzazione visiva sul corpo, sui singoli muscoli o sul peso corporeo;
• insoddisfazione per il proprio corpo nonostante l’enorme sforzo profuso.

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La dismorfia muscolare è un disturbo tanto giovane quanto inesplorato. L’insufficienza di ricerche al riguardo e la complessità della patologia non permettono di definire con esattezza le cause del disturbo. I principali fattori psicologici implicati nella Vigoressia sembrano essere la scarsa autostima, il desiderio di essere accettati e ammirati, l’insicurezza. Ma come si fa a questo punto a capire quando il confine è stato valicato ovvero quando la passione si trasforma in ossessione patologica. Trascorrere ore ed ore in palestra ad allenarsi evidentemente non basta per effettuare una diagnosi, questo è solo un indizio che da solo non significa nulla. Così come una crescente attenzione per ciò che si mangia non necessariamente conferma il medesimo stato. Ciascun elemento preso singolarmente non è sufficiente, e spesso non basta neanche individuarne più d’uno. Anche perché, come detto e come sarà ulteriormente ribadito più avanti, il risultato da un punto di vista della performance estetica e funzionale lo si ottiene con allenamenti regolari ed un certo grado di attenzione a quello che si mangia. Allo stesso modo trascorrere del tempo ad “esibirsi” o ad “ammirare” la propria muscolatura davanti allo specchio potrebbe essere un veniale peccato di vanità e nulla di più. In un modo molto elementare e con degli esempi comprensibili a tutti possiamo provare a dare una risposta. Se ti lavi le mani 5 volte al giorno ami l’igiene, se te le lavi 200 volte hai un problema. Non dovrebbe essere difficile da capire, di vigoressia si muore, di passione per il Bodybuilding invece no. Cosa non è chiaro di questa differenza?

Fare sport per dimagrire e alimentarsi bene per non ingrassare è perfetto, ma essere anoressici non significa avere la passione per la linea perfetta, ma avere un problema.. L’ossessione è una cosa diversa dalla passione. Giocare un’ora al giorno alla Playstation è uno svago. Giocarci 10 ore al giorno, spendere tutti i soldi per comprare accessori e giochi sempre nuovi è il sintomo di un problema. Lo stesso vale per il fitness. Eppur vero che gli atleti soprattutto agonisti si sottopongono a stress e sforzi immensi per raggiungere i risultati sperati ma la chiave , l’ago della bilancia rimane sempre “l’equilibrio mentale“. La spirale in cui si viene risucchiati espone a tutta una serie di rischi per la propria salute oltre a causare un progressivo isolamento dal contesto sociale in cui si vive, ritenendo gli altri inadeguati e incapaci di comprendere. Le uniche persone ritenute degne di stima, capaci e competenti, sono coloro che condividono il medesimo stile di vita, o che magari hanno già ottenuto risultati di maggiore entità sul profilo fisico. “Gli individui affetti da anoressia nervosa inversa dichiarano di declinare gli inviti e le occasioni di incontro, evitano di farsi vedere in spiaggia e indossano vestiti pesanti anche in estate per il timore di apparire troppo magri, troppo piccoli (Pope et. al. op. cit.). Una circostanza tristemente confermata anche da altri autori è la scelta in qualche modo consapevole e volontaria (sebbene discutibile) di preservare il proprio corpo dall’attività sessuale per destinare le risorse ormonali verso un adattamento corporeo, diviene ad un certo punto un vero e proprio sintomo, che si traduce tra l’altro con la diminuzione del desiderio sessuale.

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In altri casi i problemi con la propria sessualità nascono direttamente dalla percezione del proprio corpo. Come riporta Cotrufo in “Anoressia del sessuale femminile. Dal caos alla costituzione del limite, Ed. Franco Angeli, 2005” riprendendo anche un passaggio di OlivardiaMuscle autore di “dysmorphia in male weightlifters: a case control study. American Journal of Psychiatry, 157, 1291-1296 (2000)” : in particolare è in relazione alla propria mascolinità che essi si sentono fortemente inadeguati. Per molti uomini oggi, i muscoli –letteralmente – fanno il maschio. Gli uomini del nuovo millennio stanno divenendo ossessionati dall’immagine corporea in numero considerevolmente superiore rispetto al passato ed in modo differente rispetto alle donne. Nel potenziare la muscolatura raggiunge quel grado di differenziazione che lo tranquillizza perché così pompato non può che essere un maschio. E’ necessario però sgombrare il campo da un potenziale equivoco.

L’intento non è quello di delegittimare il mondo del fitness o del body building che anzi permettono di usufruire di una serie impagabile di vantaggi per la propria salute e per il proprio aspetto fisico. Non solo conferendo maggiore armonia estetica al corpo, ma permettendo di conservarlo efficiente e longevo il più a lungo possibile. Benefici organici che molto spesso hanno ricadute positive sugli aspetti emotivi, psicologici e sociali. In modo analogo un regime alimentare privo di qualsivoglia controllo, finalizzato solo ad assecondare il piacere del palato, se applicato come regola espone a situazioni estremamente gravi e pericolose. È quindi altrettanto auspicabile un maggior grado di attenzione rispetto a quello che si mangia, atteggiamento tipico di tutti gli sportivi. Allontanarsi per eccesso o per difetto da questa situazione, come per tutti gli estremi, non porta mai ad una condizione migliorativa. Sul fronte preventivo una grave colpa è certamente imputabile al sistema scolastico italiano che non solo non conferisce un peso adeguato all’educazione fisica (in Europa l’Italia è il fanalino di coda nel numero di ore dedicate 11) ma quando lo fa non fornisce mezzi e metodi per farlo al meglio. Affidare un maggior numero di ore all’insegnamento della materia, e utilizzando docenti preparati, si potrebbe avere più tempo a disposizione per educare i giovani e giovanissimi alla cultura dello sport e metterli in guardia delle problematiche derivanti dall’esasperazione dell’attività fisica come da una sua carenza. Non fornendo questo tipo di supporto invece, si delega a strutture esterne “l’educazione” allo sport, e poiché al di fuori della scuola il rischio di imbattersi in persone prive di una reale formazione, oggi siamo tutti personal trainer (nda), è esponenzialmente più grande, svanisce ogni possibilità di poter usare lo strumento della prevenzione. In conclusione, ragazzi nello sport come nella vita in genere è l’attribuire il giusto peso alle cose, il giusto equilibrio nelle nostre attività quotidiane è la più importante ricerca alla quale tutti siamo chiamati.

A presto, Angelo!

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